venerdì 6 aprile 2007

Egypt 1156 A.C.:

I LIVELLO

Prologo: lungo il Nilo, a bordo di una piccola imbarcazione, lessi la lettera inviatami dal "Cobra" nome in codice di un amico il quale mi informava che mio padre era stato ingiustamente accusato di essere il mandante del saccheggio nella tomba di Sethi I, e mi inviava delle informazioni in codice per aiutarmi nella mia ricerca del colpevole e della verità. Mi recai dal Visir, chiesi ed ottenni l'autorizzazione di indagare, ma avevo solo tre giorni per provare l'innocenza di mio padre, fino alla vigilia della festa di Opet.

NELLA TOMBA DI SETHI I
All'inizio mi trovo di notte sulla pianura: seleziono la Tomba di Sethi I, luogo del delitto, dove trovo ad aspettarmi Montumesse capo della polizia di Tebe ovest, il quale mi diede delle informazioni. Dovevo entrare nella tomba, quindi essendo molto buio, presi una torcia ed iniziai a perlustrare la tomba saccheggiata. In fondo alla prima rampa raccolsi un asse appoggiato al muro a sinistra, che mi servirà più avanti per attraversare il pozzo, sopra il quale posai l'asse. Mi trovai in una sala, dove osservai il pilastro alla mia sinistra e confrontai il disegno con il documento in mio possesso. Vidi apparire un disegno che significava la parola "Phat", il nome di un Dio egizio. Ritornai al centro della sala e continuando sempre diritto mi ritrovai in una stanza con due pilastri; appoggiato ad uno di essi trovai un bastone che raccolsi e lo portai via con me. Decisi di tornare indietro alla sala che si trovava di fronte al pozzo, anch'essa ornata di pilastri, prosegui verso destra su una scalinata, che discesi e prosegui diritto fino ad una sala con sei pilastri. Entrai in uno stanzino sulla destra e grazie al bastone che mi ero portato dietro mi difesi dal serpente che mi minacciava, uccidendolo. Recuperai l'amuleto presumibilmente perduto da uno dei saccheggiatori. Ritornai da dove ero venuto e raggiunto il centro dell'atrio a colonnato perlustrai la sala del sarcofago che si trovava alle spalle di questo. Lì trovai ad aspettarmi Imennakht, lo scriba della tomba. Scavai in mezzo a dei laterizi accumulati e fu così che trovai un ostrakon che sottoposi all'esame d'Imennakht insieme all'amuleto. Parlammo a lungo e mi fece importanti rilevazioni, che secondo lui la tomba era stata profanata dagli operai addetti alla sua costruzione. Mi disse di proseguire le mie indagini al villaggio degli operai e mi donò un suo anello che mi sarebbe servito da lasciapassare, dopodiché ritornai all'ingresso della tomba e ne uscii.

II LIVELLO
Prologo: il mattino seguente, in cima alla montagna, Inherkhau e Khonsu procedettero all'appello giornaliero degli operai. Dei tre operai assenti uno destinato al tempio di Medinet Habu ed un altro morso da uno scorpione, solo l'ultimo, Hori, mancava da due giorni ingiustificatamente. Mi recai al villaggio degli operai per un sopralluogo.

NEL VILLAGGIO DI DEIR EL-MEDINEH
All'ingresso del villaggio mostrai l'anello ad un uomo di nome Pentaur, che mi fece entrare. Entrai nella prima casa accessibile che si trovava sulla sinistra, dentro alla quale trovai un accendi fuoco. Per terra vidi una tavola di legno usata come guanciale (poggia testa) sul quale vi erano incisi dei simboli, decisi di confrontarli con il mio messaggio in codice, sul quale apparve un altro indizio, la parola "Pedjet" in antico egizio "arco o truppe". Uscii dalla casa e girai a sinistra e poco dopo trovai un viottolo cieco, che imboccai, poco dopo trovai una scala che decisi di portare con me. Uscendo dal vicolo girai a sinistra e proseguii sulla strada principale fino in fondo. Qui girai a destra. All'improvviso mi sentii chiamare da una donna dall'altra parte della strada ed io la raggiunsi. La donna era una prostituta che m'invitò più volte a seguirla ma io rifiutai seccamente. Mi restavano due giorni per provare l'innocenza di mio padre. Presi la scala e l'appoggiai al muro a sinistra della porta dietro alla donna, questa cominciò a gridare al ladro, io le regalai l'anello che mi era servito da lasciapassare, la ragazza smise di urlare ed io riuscii ad entrare in casa. Nella seconda stanza trovai, sulla destra una cesta di vimini e decisi di riporvi l'amuleto trovato nella tomba. Sulla parete sinistra vidi una nicchia in cui era nascosto un vaso d'argento e, per terra, un materasso di paglia, spostai il vaso d'argento e si aprii un passaggio sotto il materasso di paglia per raggiungere la cantina. Nella cantina trovai il cadavere di Hori, l'operaio assente ingiustificato. Dal disordine della casa capii che il bottino vi era stato nascosto, e che Hori fu vittima di una violenta discussione con i suoi complici. Hori stringeva un papiro fra le mani, lo presi e capii che prima di morire aveva avuto il tempo di strappare dal collo del suo assassino un talismano sul quale era inciso il nome di Tchai, il falegname del villaggio. Uscii dalla casa di Hori e girai a destra per raggiungere la casa di Tchai. Quando arrivai alla sua casa lui se n'era appena andato, ma sopra alla porta d'ingresso trovai il cavicchio che mi servì per entrare. Mi recai in una stanza buia e accesi una lampada ad olio con l'accendi fuoco. La presenza d'altri due elementi del bottino mi confermarono l'appartenenza di Tchai al gruppo di profanatori della tomba. Raccolsi il cofanetto d'ushebtis e uscii dalla casa per tornare verso l'entrata del villaggio. Qui proseguii in un vicoletto alla mia sinistra ed entrai a casa di Penmenefer dove sapevo di trovare Imennakht al quale mostrai il cofanetto d'ushebtis. Questo conteneva una parte sostanziale del bottino ed era destinato al laboratorio degli imbalsamatori, mi riposai alcune ore, poi all'alba andai a fare visita al laboratorio degli imbalsamatori con la scusa di consegnare il cofanetto d'ushebtis.

III LIVELLO
Prologo: quella notte feci un sogno stranissimo. Dopo la sua morte Hori arrivò al tribunale d'Osiride per venire sottoposto alla pesatura del cuore. Presentato da Horus alla corte delle due giustizie Hori doveva provare la sua innocenza. Osiride era seduto sul trono affiancato dalle due dee Iside e Nephtis. Hori doveva fare la lista dei peccati che aveva commesso ad Osiride ed ai suoi 42 consiglieri. Di fronte a lui stava una bilancia con due piatti, su uno la piuma di Maat, sull'altro il cuore di Hori. Il dio Thot, con la canna e la tavolozza era pronto ad annotare il risultato della pesatura. Ai suoi piedi il gran demone attendeva a piene fauci il verdetto. Ma proprio sul più bello Penmenefer, il guardiano, mi svegliò per ricordarmi che dovevo recarmi al laboratorio degli imbalsamatori. E così feci.

NEL LABORATORIO DEGLI IMBALSAMATORI
Arrivato al laboratorio bussai alla porta ed offrii il cofanetto d'ushebtis all'imbalsamatore. Egli un po' restio mi fece cenno di entrare. Mi misi a cercare nella prima stanza, dove scoprii sotto a delle stuoie il corpo di Tchai. Presi il papiro trovato nella casa di Hori e lo confrontai con la collana di Tchai. Dopo aver ricevuto due debens per la consegna del cofanetto entrai nella stanza dove avveniva la preparazione delle mummie e accolsi la sua richiesta per risolvere un quesito. Prendendo dalla base documentale - accessibile dall'icona del pugno - i quattro amuleti relativi al dio Seth: l'occhio udjat, la colonnina, il pilone djed ed il nodo tit, mi accinsi a risolvere l'indovinello. "Ciò che è stato rotto porta ciò che è stato ferito" recitava la prima parte dell'indovinello. Collocai l'occhio udjat nel riquadro in alto a sinistra, mentre la colonnina andava riposta sotto l'occhio. "Sotto la cintura della vedova si trova il corpo della vittima". Collocai il nodo tit nel riquadro in alto a destra mentre il pilone djed sotto il nodo. Mi recai nella stanza in cui era conservato il corredo funerario. Guardando sulla parte superiore del sarcofago la confrontai con il messaggio cifrato e fu così che apparve il simbolo del cielo, la parola Heri, in antico egizio "superiore o capo", risalii al terzo indizio. Il bottino preso in consegna dagli imbalsamatori doveva essere nascosto tra il corredo funerario e spedito con il corteo funebre nella valle dei notabili. Quindi era lì che mi dovevo recare.

IV LIVELLO
Prologo: uscii dal laboratorio e mi unii al corteo funebre, che dopo aver attraversato il deserto si fermò davanti alla tomba del notabile. Qui ebbe inizio il rituale "dell'apertura della bocca". Il sarcofago del defunto fu posto di fronte all'entrata della cappella funeraria. Di fianco al defunto su una tavola si trovano generi alimentari, bevande e fiori. Vicino a questa su un'altra tavola, tutti gli strumenti necessari a riportarlo in vita. Il primogenito cosparse d'incenso la mummia dando inizio ai rituali di purificazione. Sullo sfondo alcune prefiche si disperavano. Il sarcofago fu trasportato in spalla verso l'ingresso della tomba. Uno dei portantini si calò nel pozzo per riceverlo ed io lo aiutai. Il pozzo cominciò a franare ed io mi riparai all'interno della tomba ma vi rimasi intrappolato.

NELLA TOMBA DEL NOTABILE
Questa era il nascondiglio per il bottino ed anche l'entrata era stata bloccata dall'esterno. Mi ritrovai al buio e utilizzai l'accendi fuoco su una delle lampade ad olio. Su una sedia raccolsi un boomerang ed un coltello. Con il coltello aprii un varco nella parete ed attraverso una galleria, una sorta di passaggio segreto, mi trovai in una tomba in costruzione destinata a Panehesis, incensiere del Re. Incontrai un disegnatore e mi misi a parlare con lui, dopodiché uscii all'esterno dove trovai una prefica che mi invitò a casa di Panehesis dove tra l'altro avrei conosciuto il "Cobra". Prima di recarmi a casa di Penehesis esaminai un'incisione sulla parete destra. Confrontai il mio messaggio in codice con l'incisione e notai delle differenze. Mentre il messaggio nell'ottavo riquadro era presente una pedina, questa non era presente sulla parete. Quindi scelsi l'ottavo riquadro al livello dell'indovinello che mi propose la prefica con la quale avevo parlato. Mostrai alla donna i quattro indizi di cui ero in possesso, con il suo aiuto riuscii ad identificare nel simbolo "nefer" il nome del colpevole. Ora era tutto chiaro. "Ptah Nefer heri pedjet" cioè " Ptahnefer capo delle truppe".

V LIVELLO
Prologo: con la mia imbarcazione andai a Tebe dove attraccai insieme alla prefica che si era offerta di accompagnarmi. Non sapevo di essere finito in mezzo ad una imboscata, organizzata da Panehesis insieme al disegnatore e alla prefica.

NELLA CASA DI PANEHESIS
Entrai nella corte della casa e parlai con il custode, che dietro compenso di due debens mi fece passare. Così mi recai nel giardino della casa. Un arciere nascosto mi scagliò contro delle frecce ma con l'aiuto del boomerang riuscii a liberarmi di lui. Entrato in casa trovai una ciotola di latte in una delle stanze e la posai su una stuoia nella stanza dell'archivio, situata dall'altra parte dell'entrata. Aspettai il gatto, e mentre mangiava gli rubai l'orecchino. Utilizzai l'orecchino su una incisione sul muro alla mia destra che mi indicò una nicchia nascosta in cui trovai una lettera e la pedina. Attraversai l'atrio e mi recai in anticamera dove raccolsi una parrucca ed una collana. Proseguii nella stanza da letto dove raccolsi una tunica. Infine mi diressi in bagno e li servendomi dello specchio indossai gli indumenti che avevo trovato insieme a un vasetto di kohl per travestirmi. Così travestito mi recai nell'atrio e mostrai la collana alla serva che mi fece passare. Salii al primo piano e mi diressi verso la terrazza. Guardai il gioco del Senet e collocai l'oggetto di avorio che avevo trovato nel cofanetto, nel riquadro mancante. Poi ricontrollando il messaggio in codice ed il nome del colpevole, capii in che ordine bisognava cliccare per aprire il cassetto segreto, cioè "Heri - Pedjet - Ptah - Nefer". Il cofanetto si aprii e dentro trovai una mappa del grande tempio di Amon ed in particolare della sala ipostila che si trovava al suo interno. Dopo il gioco del senet (a questo gioco vince il primo che riesce a far uscire dal tavolo da gioco tutte le sue pedine, lanciando i bastoncini come se fossero dadi), le minacce di Panahesis, riuscii a fuggire scappando dal balcone e mi diressi a Karnak.

VI LIVELLO
Prologo: a Karnak la figlia del grande sacerdote di Amon, Aamerut, alias il "Cobra" mi stava aspettando in giardino. Mi disse che aveva bisogno di me per provare la colpevolezza di Ptahnefer e che mi avrebbe aiutato ad entrare nel tempio. Voleva sgominare la banda di profanatori comandati dal governatore di Tebe, il quale aveva organizzato il saccheggio per ragioni politiche, cioè causare la disgrazia del Visir e con lui il grande sacerdote di Amon suo padre, quindi mi aiutò ad entrare.
KARNAK
(bisogna eseguire tutte le operazioni prima che finisca il tempo simboleggiato con il secchio pieno d'acqua, che si vede in alto a destra) Entrato nel tempio mi trovai di fronte alla donna, le voltai le spalle e mi diressi diritto verso il sacerdote. Mi voltai a sinistra e proseguii fino a quando non incontrai una scalinata che risalii, ritrovandomi sulla terrazza dove un orologo stava armeggiando degli strumenti d'osservazione. Mi fermai a conversare con lui fingendomi un apprendista orologo, e cominciai ad osservare la volta stellare puntando lo strumento verso la stella gialla al di sopra del sacerdote. Dopodiché scesi le scale fino alla porta sulla sinistra e diedi il risultato della mia osservazione al sacerdote. Parlai con il sacerdote, poi presi da terra un piattino e lo usai nella vasca (secchio), che mi accorsi essere stata falsata, per recuperare due elementi del bottino dal fondo, che avevo già scandagliato con l'aiuto del mio coltello. Decisi di controllare sulla mappa recuperata durante il gioco del senet la posizione del pilastro dietro al quale era stato nascosto un altro elemento del bottino. Ridiscesi nel tempio, girai a sinistra e, proseguendo diritto, raggiunsi il retro del tempio (passando di fronte al sacerdote). Mi girai verso destra e feci un passo in avanti. Mi trovai ai piedi dei pilastri dove ho recuperato il pettorale rubato proprio sul pilastro danneggiato. Con gli elementi del bottino recuperati cercai Aamerut per mostrarglieli, e mi trovai di nuovo nella corte della casa. Era mattina presto e mancava pochissimo all'inizio della grande festa di Opet. Andai al cospetto di To e strappai la tunica che indossava Ptahnefer (cliccandoci sopra), collocai i due elementi del bottino recuperati alla base della collana che indossava attorno al collo. Fu così che ricevetti i ringraziamenti e le congratulazioni di To che mi ricompensò con oro e incarichi importanti.
Ed ora godetevi le scene finali.

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